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Prima fiera dell’offerta cooperativa di energia e servizi per l’ambiente
Rimini, 5-8 novembre 2008

L'appello di Rifkin: L'era del petrolio è finita scommetta sull'ambiente

ANTONIO CIANCIULLO, RIMINI - "È un salto generazionale e un salto di sensibilità, di modo di pensare. Con Obama rinasce la speranza: Europa e America possono creare insieme un ponte verso il futuro". Jeremy Rifkin è appena atterrato in Italia per partecipate a Ecomondo, il salone della sostenibilità della fiera di Rimini. Non ha un filo di stanchezza negli occhi: l'elezione più partecipata nella storia degli Stati Uniti ha avuto un effetto adrenalinico. Ora però si tratta di passare dalle promesse ai fatti. Diventeranno realtà i 5 milioni di occupati nel settore delle fonti rinnovabili annunciati in campagna elettorale? "Ci mancherebbe altro! Quei cinque milioni di posti di lavoro rappresentano solo una piccola frazione di quello che può e deve accadere", risponde il presidente della Foundation on Economic Trends. "Siamo all'inizio della terza rivoluzione industriale: nel giro dei prossimi trent'anni cambierà tutto, com'è cambiato tutto quando il vapore è stato sostituito dall'elettricità . Stavolta a vincere sarà intergrid, l'Internet dell'energia: una rete elettrica interattiva e decentrata, che trasformerà milioni di consumatori in piccoli produttori di energia creando un sistema più affidabile, più sicuro e più democratico. Gli edifici verranno fasciati di fotovoltaico e invece di succhiare energia la produrranno, i motori della automobili potranno a loro volta trasformarsi in mini centrali, i tetti dei capannoni berranno con i pannelli l'energia del sole e la restituiranno. Una parte dell'elettricità verrà consumata direttamente sul luogo di produzione riducendo le dispersioni. È una rivoluzione radicale che cambierà l'intera architettura del nostro sistema produttivo. E chi lo capirà per primo guiderà la nuova volata industriale". Il nuovo presidente americano lo ha capito? "Solo in parte: ha compreso la direzione di marcia ma non la radicalità della posta in gioco. È comunque la premessa per un cambiamento politico importante. Io credo che a Copenaghen, alla conferenza Onu del 2009, un accordo tra Europa e Stati Uniti per salvare il clima sarà possibile: l'era Bush, l'era del potere dei combustibili fossili, è finita". Le pare poco? "Non sarà sufficiente se si resterà schiacciati troppo a lungo nella vecchia prospettiva. Perché il consenso alla rivoluzione energetica si è allargato ma non è ancora maggioritario? Perché si è parlato solo di vincoli e le nuove occasioni di lavoro sono apparse marginali rispetto a ciò che si rischiava di perdere. Quello che io propongo alla nuova amministrazione Obama è osare di più . E non lo propongo solo in maniera teorica: stiamo costruendo la Tavola rotonda dei business leader della terza rivoluzione industriale. È questa la forza che va attivata non solo per costruire pannelli e pale eoliche ma per cambiare con la tecnologia avanzata la nostra vita quotidiana rendendola più sicura, più piacevole e più produttiva. Abbiamo già un centinaio di adesioni. Possiamo mettere in campo industrie come l'Ibm e la General Electric, Microsoft e General Motors, la Sharp electronics e le più grandi imprese del settore edilizio come Cushman & Wakefield, la Sun Edison e la Dupont, la Daimler e l'italiana Ropatech". Un bel cartello. "Sì, ma abbiamo fretta: il riscaldamento climatico va fermato ora. Abbiamo bisogno di creare un circuito capace di raggiungere subito i grandi numeri. Sono venuto a Rimini per chiedere alla Legacoop di entrare a far parte della scommessa. Il mondo della cooperazione in Italia vale il 7 per cento del Pil e nel mondo conta 800 milioni di persone. La terza rivoluzione industriale ha bisogno di loro per parlare alle piccole comunità dell' India e dell'America latina e per trovare una forma organizzata al decentramento energetico: in questa direzione va l'accordo tra Legacoop ed Enel per costruire impianti fotovoltaici da 1 a 4 megawatt da mettere nei condomini e nei supermercati. Intergrid è anche questo". In Italia però l'innovazione di punta, con poche eccezioni, si è bloccata. Lei aveva sostenuto l'accordo tra Regione Puglia e governo per creare la prima rete mondiale di distributori di idrogeno da fonti rinnovabili. È tutto fermo. "L'Italia ha grandi possibilità nel campo delle rinnovabili e il lavoro fatto assieme all'Università dell'idrogeno rappresenta uno dei momenti di eccellenza della ricerca. Ma deve fare in fretta: il resto del mondo non aspetta. E dal 4 novembre anche l'America non aspetta più ".

LA REPUBBLICA
8 NOVEMBRE 2008
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